Kobe, insieme a Mishima e Kuchinoshima è la variante più prelibata della celebre carne, che proviene da bovini allevati rigorosamente al pascolo e con mangimi ricercati

 

È spesso confusa con il Kobe, ma chi è esperto lo sa: tutto il Kobe è Wagyu, ma non tutta la Wagyu è Kobe.

Il primo, infatti, è la variante autoctona, quindi più pura, della celebre carne originaria del Giappone, mentre la semplice Wagyu, grazie alla fama e al prestigio acquisito negli anni, può anche provenire da allevamenti al di fuori dei confini del Sol Levante. Per esempio, dall’Australia, o, ancora, dagli Stati Uniti, dal Canada e persino dall’Italia.

Solamente Kobe, Mishima e Kuchinoshima sono le varianti originali della carne Wagyu, mentre le altre, altrettanto gustose ma non in grado di raggiungere il prezzo record di mille euro al chilogrammo, sono il risultato di incroci con razze bovine occidentali, e si chiamano Japanese Black, Japanese Brown, Japanese Polled e Japanese Shorthorn.

Il valore aggiunto esclusivo di questa carne è la marmorizzazione, senza pari nel mondo animale. Essa, infatti, è dovuta alle sottili e fitte venature di grasso intramuscolare, che la rendono eccezionalmente saporita e tenera e in grado di essere tagliata con le sole bacchette.

Proprio il contenuto di grasso è il segreto dell’inconfondibile sapore della carne Wagyu, ma anche del suo ragguardevole valore nutrizionale: non si tratta di grasso nocivo per la nostra salute, ma, anzi, di un importante vettore di Omega 3 e di Omega 5.

D’altra parte, una carne da re non può che arrivare da animali trattati da re. Un’antica leggenda racconta addirittura che le mucche Wagyu bevano la birra e siano massaggiate ogni giorno al suono della musica classica. Che la storia sia vera o no, noi sappiamo con certezza che questi animali sono allevati rigorosamente all’aperto, dove pascolano in libertà, e sono nutriti con una mistura speciale a base di fieno di riso e mangime concentrato.